Lo strano caso del cuoco Gasparre

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Nel villaggio di Eilacon, nella terra di Inorizie, viveva un popolo amante della pace e della serenità che aveva fatto dello “stare insieme” il dono più bello della vita. In quel villaggio, sperduto in una selva intricata ed inaccessibile, ogni anno si celebrava la festa della riconciliazione alla quale partecipavano tutti gli abitanti di Eilacon che erano poco più di un centinaio.

Si allestiva un banchetto sontuoso su un lungo tavolo che permetteva a tutti gli abitanti di essere gli uni vicino agli altri, senza alcuna distinzione o separazione. Durante il pranzo si parlava delle dispute che avevano coinvolto i membri del villaggio nel corso dell’anno trascorso. Insieme si esaminavano le questioni e con l’aiuto del capo villaggio, soprannominato affettuosamente il Capo, ognuno cercava di capire il punto di vista dell’altro,  riconoscendo la sua quota di responsabilità e chiedeva scusa per la propria parte di torto.

Tutte le questioni venivano risolte durante quel pranzo senza lasciare strascichi o rancori. In questo modo la pace regnava sovrana in quel piccolo e sperduto fazzoletto di terra. Dopo il pranzo, che durava diverse ore, il Capo  raccoglieva tutti i bambini attorno a sé e raccontava una fiaba, a metà strada tra  fantasia e  realtà. Quell’anno il pranzo era stato particolarmente squisito e gradito a tutti e questo offrì al Capo l’opportunità di raccontare lo strano caso del cuoco Gasparre

Era questi un cuoco davvero speciale. Venivano da tutti i villaggi per assaggiare le sue prelibatezze che avevano il potere, per chissà quale magia, di suscitare quelle emozioni che le persone normalmente non esprimevano, perché celate nel profondo del loro cuore. Non era raro osservare nella sua taverna uomini o donne che, improvvisamente, dopo aver assaggiato quei cibi, scoppiassero a ridere o a piangere di commozione o avessero atteggiamenti affettuosi per i loro congiunti.

Nessuno conosceva l’origine di questo fenomeno, neppure Gasparre sapeva in che modo le sue ricette producessero un tale effetto. Ma il mistero non era limitato solo a questo. Mentre il Capo raccontava la storia, i bambini sembravano ipnotizzati ed ascoltavano in silenzio con i nasini in su rivolti verso il narratore. Per una sorta di sortilegio le pietanze che preparava il cuoco potevano essere gustate da tutti, tranne dal suo creatore.

Gasparre, infatti, non poteva assaggiarle perché non appena le avvicinava alla bocca, si decomponevano. Col tempo il cuoco si era rassegnato a mangiare il cibo che altri preparavano per lui, ma non era felice di questa situazione. Perché, si domandava, non posso assaggiare quelle prelibatezze e provare anch’io quelle emozioni? Perché nutrire gli altri e non poter godere dello stesso piacere? Non era giusto! Un giorno giunse alla taverna uno strano personaggio con un grosso cappello a punta che a stento racchiudeva una folta chioma  che scendeva fino alle spalle.

Gasparre si avvicinò per chiedere cosa volesse mangiare, ma l’uomo, per tutta risposta, lo invitò a sedersi accanto a lui. “Sono venuto per te, disse sottovoce l’uomo dal cappello a punta, per vedere se mi riesce di risolvere il tuo problema”. A quella frase gli occhi di Gasparre si illuminarono di speranza: davvero è possibile? Dimmi cosa devo fare. Il tuo problema, continuò l’uomo dal cappello a punta, è la conseguenza di un incantesimo di una strega malvagia, gelosa della tua abilità di dare cose buone alla gente;  c’è solo un antidodo nel tuo caso, sentenziò l’uomo:  trovare una donna che ti ami al punto tale da rinunciare alla sua bellezza, solo questo grande atto di amore è in grado di sciogliere l’incantesimo.

Gasparre non sapeva se gioire per questa possibilità o rattristarsi per la difficoltà dell’impresa. Ma volle tentare. Incontrò diverse donne che si rifiutarono di rinunciare alla loro bellezza in cambio del dono da fare a Gasparre. Dopo alcuni anni, Gasparre incontrò una donna molto bella che sembrava sinceramente innamorata e lui stesso la amava teneramente. Ma Gasparre non si decideva a parlarle dell’incantesimo e della possibilità di scioglierlo. Aveva paura. E se lei  avesse rifiutato lo scambio? Lui ne avrebbe dedotto che non era amore vero e poteva perderla. Stava bene con lei, condividevano tante cose belle, perché rischiare?

Ancora oggi Gasparre contina a vivere con questa donna che ama, ma continua ad essere indeciso se è il caso di parlare o tacere per sempre. La favola era finita, ma i bambini erano rimasti fermi ai loro posti, non volevano credere che la storia finisse in quel modo, che non ci fosse… ” e vissero felici e contenti”. Il capo comprese la loro delusione  e disse loro: vedete bambini le favole sono come i sogni, non sempre  finiscono come vogliamo, talvolta ci possono riservare delle sorprese che non possiamo immaginare o prevedere, e in questi casi bisogna imparare ad accettarle, l’importante è che non smettiate mai di sognare.

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