Senilità

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Adalgisa o Ada come preferiva farsi chiamare, era una donna d’altri tempi, ormai in età avanzata. Non le era mai piaciuto rispondere all’inopportuna domanda sulla sua età, ritenendo che, nel suo caso, l’età anagrafica non corrispondesse all’età reale. Insegnante in pensione da diversi anni, vedova, aveva accompagnato i sui tre mariti all’ultimo viaggio ed aveva deciso di dedicare gli ultimi anni della sua vita alla fede. Pensava tra sé: almeno il buon Dio non  mi abbandonerà come gli altri……

Di bassa statura, magra come un chiodo, sempre preparata e curata come se dovesse andare ad una festa o a teatro, esibiva i suoi folti capelli, rigorosamente tinti di grigio con venature bluastre. Nonostante l’età, Ada continuava a guidare la sua 126, modello vecchio, di colore verde pisello, tenuta sempre linda come il salotto di casa. Attaccata allo sterzo come il naufrago alla scialuppa di salvataggio, si muoveva per le strade del Vomero, incurante degli automobilisti che le strombazzavano per farla andare più veloce: lei, fissa, come il milite ignoto, non cambiava il suo passo, non aveva fretta… non aveva impegni pressanti e poi.. nessuno l’aspettava..

Di carattere deciso e forte, magari i mariti sostenevano che era testarda, cocciuta e prevaricatrice, ma a lei faceva piacere pensare di essere solo una donna determinata in tutto. Ora che era al crepuscolo la sua vita scorreva secondo ritmi cadenzati, come del resto accedeva già in passato. Sveglia alle 6 del mattino, primo pensiero il segno della croce con tanto di bacetto finale, poi spegneva, per risparmiare la corrente, le tre lucine davanti alle foto dei mariti, che sembravano già morti prima ancora che arrivasse l’evento finale.

Quindi la tazzina di caffè e poi subito in strada per la S. Messa delle 7. Nella Chiesa vuota, Ada sedeva sempre al primo banco ed ascoltava estasiata la Parola di Dio. Più che partecipare al rito sembra concelebrasse con il sacerdote tanto era il fervore mistico che la sosteneva. Ma il momento topico era al Padre Nostro quando allargava le scheletriche braccia e sembrava voler abbracciare il mondo intero.

Uscita dalla chiesa si concedeva una colazione al bar dove seduta al tavolino si godeva la calda ciambella ed il cappuccino. Sedeva sempre allo stesso tavolino prospiciente alla strada in modo da poter ammirare il passaggio della gente che andava a lavoro o i ragazzi a scuola. I suoi piccoli occhietti, di colore verde chiaro che non avevano con l’età perduto la loro bellezza, ammiravano quell’umanità che correva verso le mete più disparate.

Nulla le sfuggiva e non lesinava critiche soprattutto a donne vestite”poco dignitosamente” o in atteggiamenti “troppo affettuosi”, scuoteva la testa e pensava: fine e munne, non c’è più moralità….. perciò ci sono tante cose brutte nel mondo e sospirava sorseggiando il cappuccino che si era ormai raffreddato. Poi si alzava ed andava al mercato per la spesa ed infine a casa a cucinate. Un po’ di televisione per compagnia ed il solito riposino. Il pomeriggio lo trascorreva mettendo ordine in casa e poi alle 18.00 in punto di nuovo in chiesa per il S. Rosario con le poche amiche che erano sopravvissute e con le quali tra una Ave Maria e l’altra si scambiava occhiatine complici e talvolta qualche chiacchiera maliziosa. 

Aspettava che il sacrestano chiudesse la chiesa per schiodare dal suo scanno. A casa una frugale cena e poi o un po’ di TV o un libro da leggere. Finita la giornata il rito si chiudeva con la riaccensione delle lampade votive ed il segno della croce. Buona notte Adalgisa, sogna gli angioletti, domani sarà un’altra straordinaria giornata da vivere fino in fondo.

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