La sestina vincente

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Donata, era una quarantenne che aveva fatto della sua vita un continuo dedicarsi agli altri, in primo luogo i figli, verso i quali nutriva una profonda venerazione e che cercava di accontentare in tutte le loro richieste. Chiunque avesse bisogno del suo aiuto, poteva essere sicuro che Donata non si sarebbe mai tirata indietro, avrebbe cercato, in tutti i modi, di fare la sua parte.

Poi c’era la casa da tenere sempre decorosa, il lavoro, nel quale si prodigava come se fosse casa sua, ed infine il marito, che le dava il suo da fare perché totalmente incapace di prendere una qualsiasi iniziativa. Donata era un a sorta di Dama di S.Vincenzo dei nostri giorni, che aveva pochissimo tempo per sé stessa. Ambiziosa fin da bambina, aveva dovuto ridimensionarsi perché non c’era mai tempo per i progetti. Una cosa desiderava più ogni altra: raggiungere una solida tranquillità economica per realizzare alcuni sogni che aveva gelosamente custoditi nel cassetto.

Quella mattina decise di tentare la fortuna, volle giocare al superenalotto, scegliendo accuratamente i numeri, che altro non erano che le date di nascita e l’età dei figli. Preso il biglietto  lo ripose nella sua borsa, “la borsa di Mary Poppins” come soleva chiamarla, perché si poteva trovare di tutto, chiavi, trucco, monete, assorbenti, documenti di ogni genere, disegni dei bambini  ecc.ecc.  A sera, troppo  presa a preparare i vari menù per i figli, non potette assistere all’estrazione per televisione. Si ripropose di andare, il giorno dopo, alla ricevitoria per far controllare il biglietto.

Ma c’era sempre qualcosa da fare, l’uscita dei bambini da scuola, la spesa, l’ennesima telefonata fiume di qualche amica bisognosa di qualche favore, cose sicuramente più urgenti di far controllare il biglietto. “Domani, si diceva, passo e risolvo la questione”. Passarono giorni e poi settimane, il biglietto sempre più stropicciato e annerito, subiva gli insulti delle cose che venivano ficcate in quella specie di pozzo senza fondo che era quella borsa. Finché un giorno misteriosamente sparì , probabilmente distrutto in una delle periodiche pulizie che Donata faceva quando ormai la borsa diventava così piena da non contenere più nulla.

La donna lo cercò con ostinazione, rivoltando quella borsa un’infinità di volte, ma non ci fu nulla da fare; alla fine,  si arrese al fatto di averlo perso. “Tanto non avrei vinto comunque” si continuava a ripetere, per contenere la rabbia per la perdita del biglietto. Invece si sbagliava, perché quella era la sestina vincente, che le avrebbe permesso di realizzare i sogni del cassetto. Donata non lo volle mai sapere la verità su quello giocata, preferì continuare a pensare che l’opportunità di cambiare la sua vita non c’era mai stata. 

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Inizio Novembre 2016

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