La vedova inconsolabile

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Tutto era finalmente finito. Aveva accompagnato l’adorato maritino nell’ultimo viaggio alla dimora finale e, dopo aver salutato i pochi intimi presenti al funerale, Lucrezia, se ne ritornò a casa. Una strana sensazione l’assalì mentre entrava in quella che considerava da anni, la sua prigione. Si sentiva elettrizzata, leggera, ormai libera da quelle catene che la legavano al “caro estinto”. Tolse l’aderente  tajer nero che aveva indossato per il rito ed ammirò nello specchio  il suo corpo che, nonostante il tempo, conservava un’antica bellezza e che tante sofferenze non avevano scalfito: “ non male”, sorrise a sé stessa.

Indossò una tuta e si diresse verso l’ampia e luminosa cucina ove estrasse dal frigo la bottiglia di Berlucchi, gran riserva, che aveva conservato per l’occasione. Fece un primo brindisi alla sua salute, alla nuova vita  che l’aspettava, augurandosi di incontrare un vero uomo che fosse capace di amarla sul serio, che rispettasse le sue emozioni, i suoi sentimenti, che capisse i suoi bisogni, che la considerasse una persona e non un oggetto. Ma esisteva una tale specie di uomo? si domandò. Poi, riempito un altro calice, volle fare un brindisi alla buonanima, augurandogli di bruciare in eterno nelle fiamme dell’inferno.

Mentre beveva e le bollicine sembravano entrargli nel naso, come in un flash back cinematografico, le passarono per la mente tutte le angherie subite. Ernesto, il defunto, agli occhi  degli altri era considerato una brava persona, un uomo tranquillo, tutto dedito al lavoro, socievole, a tratti persino di buona compagnia. Ma appena metteva piede in casa si toglieva quella maschera e diventava un aguzzino. Con un profondo rancore verso le donne, frutto del pessimo legame con sua madre che lo aveva rimproverato fino alla fine dei suoi giorni,

Ernesto, aveva paradossalmente, una grande venerazione per quella madre così ostile nei suoi confronti. Con quel sorriso a mezza bocca ,quell’uomo, esprimeva un’aria di superiorità basata sul nulla; non perdeva occasione di accusare la moglie praticamente di tutto: i suoi “ è tutta colpa tua” le rintronavano nella mente. La trattava come una cameriera e pretendeva di essere servito come “il prete sull’altare”. Mai un “grazie”, un “per favore”, tutto gli era dovuto, mai che l’aiutasse in qualcosa, che avesse un’attenzione per le sue necessità: lavatura, stiratura e…

Qualsiasi cosa andava storta era l’occasione per offenderla ed umiliarla, aveva sempre ragione lui, aveva persino accusato la moglie di essere una seccia perché la squadra del cuore aveva perso.  Lucrezia  si sentiva come un fantasma in quella casa. Se qualche volta provava a ribellarsi il grande uomo mostrava tutta la sua potenza muscolare e diventava violento e minaccioso, ribadendo il concetto: io sono il padrone assoluto!  Era circondata dall’indifferenza più totale, ma al tempo stesso era oggetto di un controllo ossessivo, sulle uscite, sulle spese, sugli spazi che la donna cercava e, per evitare discussioni, aveva ridotto.

Trovava da ridire se faceva tardi, se andava dal parrucchiere, se le amiche le proponevano di uscire, se stava al telefono. Ernesto era terrorizzato dall’idea che l’uccellino potesse scappare dalla gabbia e lui perdeva il suo punto di riferimento, senza il quale non riusciva ad avere una esistenza autonoma. Ora finalmente il buon Dio aveva esaudite le preghiere di Lucrezia e quell’uomo piccolo piccolo stava per diventare un piatto succulento per vermi e insetti vari. Riempì il terzo bicchiere e volle brindare a tutte quelle donne che non erano fortunate come lei e dovevano continuare a sopportare mariti che le rendono schiave usando come mezzo di persuasione la forza fisica e le minacce.

Non disperate, gridava come se avesse un pubblico che l’ascoltasse, continuate a sperare, alle volte i miracoli accadono, può anche capitare a voi di indossare abiti scuri che sono eleganti e poi affinano il corpo. Ormai alticcia  si gettò sul letto supina ed a braccia aperte come per costatare che il letto era tutto suo e che non era stato solo un sogno: era tutto vero, era finalmente una donna libera!

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Inizio Novembre 2016

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