Il Mito di Clitennestra. Da vittima a carnefice

Print

Clitemnestra è passata alla storia, grazie alle descrizioni di Omero (Odissea) ,di Eschilo (Orestea), di Euripide (Ifigenia in Aulide), tutte figure maschili, come il prototipo della donna infame, il mostro che ha commesso l’orrendo delitto di uccidere lo sposo appena tornato dalla guerra.

La donna che dà libero sfogo alle proprie passioni incurante di qualsiasi principio morale. Un modello di donna opposto a quello di Penelope, sposa di Ulisse, che aspetta il ritorno del marito mantenendosi a lui fedele. Ma questa lettura, tutta al maschile, delinea pienamente il profilo di questa figura “inquietante” della mitologia greca?

Il Mito
Clitemnestra era figlia di Leda e Tindareo, re di Sparta. Leda nella stessa notte aveva giaciuto con Zeus  e il marito. Da questo duplice atto d’amore  aveva dato alla luce due uova: da uno erano nate Elena e Clitemnestra, dall'altro i Dioscuri, Castore e Polideuce.

Il destino di Clitemnestra era segnato fin dalla nascita da una maledizione di Afrodite che l’aveva condannata, assieme alla sorella Elena, ad essere adultera, per punire la trascuratezza del loro padre, Tindareo. La giovane Clitemnestra fu data in sposa al re di Pisa (città del Peloponneso), Tantalo, e da lui ebbe anche un bambino.

A questo punto le vicende umane di Clitemnestra ed Agamennone di incrociano. Agamennone, re di Micene, mosse guerra a Pisa: la conquistò e uccise Tantalo. Ma la sua ira non si fermò qui, prese il bambino che Clitemnestra stringeva al seno, e lo scagliò contro una roccia, uccidendolo. Clitemnestra fu dunque vittima di una delle più turpi violenze, e costretta a divenire moglie dell'assassino di suo marito e di suo figlio.

Dopo tale misfatto, Castore e Polideuce, fratelli di Clitemnestra marciarono contro Agamennone per vendicare l'oltraggio subito dalla sorella. Ma Tindareo stesso intervenne e perdonò Agamennone, legittimando di fatto i suoi crimini. Da Agamennone ebbe quattro figli: Ifigenia, (Ἰφιγένεια, significa “nata da violenza”.) che fu la sua sola consolazione, Crisotemi, Elettra e Oreste. Ma la vicenda si complica ulteriormente. Dopo il rapimento di Elena, quando i principi dell'Ellade si riunirono nel porto di Aulide per salpare alla volta di Troia e dare inizio alla guerra, il vento non si alzava costringendo la flotta a restare ancorata nel porto. L'indovino Calcante spiegò che non c’era  vento per volontà della dea Artemide (Diana), che Agamennone aveva offeso.

L'ira della dea si sarebbe placata solo se il re avesse sacrificato quanto aveva di più caro. Agamennone decise di sacrificare sua figlia Ifigenia, diciassettenne: con un inganno fece credere a Clitemnestra che intendeva darla in sposa ad Achille in modo che la madre la riportasse a casa. Malgrado le suppliche di Ifigenia e quelle di Clitemnestra, la ragazza venne sacrificata, o almeno così si credette: in realtà, Artemide non permise l'orrendo sacrificio, mise in salvo la ragazza trasportandola in una remota regione chiamata Tauride.


La flotta comunque salpò e la lunga e sanguinosa guerra di Troia ebbe inizio. Durante l'assenza di Agamennone, Clitemnestra organizzò la propria vendetta. Divenne l’amante di Egisto, così la maledizione di Afrodite si compiva. Egisto, che a sua volta aveva ottimi motivi di rancore contro Agamennone e suo padre Atreo, si impadronì del trono di Micene. Dopo dieci anni di guerra, Agamennone fece ritorno a Micene insieme alla sua concubina Cassandra, una principessa troiana che aveva rapito e fatta schiava.

Clitemnestra, che lo attendeva, si mostrò felice del suo ritorno; ma quando il re si recò al bagno, attese il suo ingresso nella vasca e dopo averlo intrappolato con una rete, lo massacrò con un'ascia a duplice lama, (secondo un’altra versione fu Egisto ad uccidere Agamennone). Ma la furia vendicativa di Clitemnestra non si fermò qui, uccise Cassandra e i figli avuti da Agamennone, senza pietà e senza che la poverina avesse una reale responsabilità.  Egisto regnò su Micene per sette anni, fino al ritorno di Oreste che aveva trascorso gli ultimi anni lontano da casa, nella Focide.

A Delfi un oracolo di Apollo gli aveva imposto di vendicare la morte del padre: fu così che Oreste uccise Egisto e la propria madre. Dopo la morte, Clitemnestra invocò su Oreste la maledizione delle Erinni, che perseguitano chi ha commesso crimini contro il proprio sangue. Oreste fu a lungo vittima della feroce persecuzione delle Erinni, fino a quando fu soccorso da Apollo, processato dai cittadini ateniesi per ordine di Atena, ed infine  assolto dalla colpa. (Fonte www.laurasia.net)

 
Questo mito si presta certamente a più di una considerazione. All’interno di esso la figura centrale, Clitemnestra, compie una progressiva trasformazione: da vittima della violenza di Agamennone, a giustiziere e carnefice dei torti subiti. Nasce come “vittima” che subisce, in un tempo relativamente breve, il dolore per la morte del marito Tantalo e del figlioletto, strappato dal suo petto e scaraventato sulle rocce. Poi l’inganno e successivamente l’uccisione dell’amata Ifigenia.

Subisce il tradimento con la “preda di guerra” Cassandra. Motivi per odiare il marito ne aveva a iosa. Ma Il dolore per la perdita dei figli diventa un tormento insopportabile e incontenibile. Per sfuggire da questa realtà tanto angosciosa si rifugia nella follia. La mente trasforma il dolore  in un odio feroce, senza limiti. Sulla base di questi stati d’animo medita con “cosciente follia” il progetto vendicativo. Il desiderio di vendetta attenua il dolore: ora è pronta per l’azione.

Prima il tradimento con Egisto che le serve anche come alleato nella realizzazione dell’uccisione di Agamennone, poi il piano per eliminare il marito. In Clitemnestra, l’istinto omicida  prende il sopravvento sulla ragione. Non le basta  la morte  del marito, la sua furia si scarica anche verso l’incolpevole Cassandra e sui gemelli avuti da Agamennone. Cerca di uccidere anche il figlio, per assicurare il trono ad Egisto, ma Oreste viene salvato dalla sorella Elettra e condotto in Focide.


Come giudicare la figura di una donna così complessa? Clitemnestra è una donna infelice, il suo non è un matrimonio d’amore ma l’imposizione della legge del più forte. Subisce la violenza più atroce che si possa sopportare, l’uccisione dei figli sotto i propri occhi, partecipando, da madre, ai loro gemiti di morte. Non c’è nessuno che la difenda o prenda le sue parti. E’ sola con la propria disperazione. Così si fa giustizia da sola.

E’ un’assassina, e come il pensiero “politically correct” richiede, non può essere assolta, ma il carico che ha dovuto sopportare è al di là delle umane possibilità, per cui non va nemmeno condannata, le vanno attribuite molte ed importanti attenuanti. Ben diverso è stato il verdetto su Oreste, il matricida, che viene perdonato del suo orribile  delitto con una sentenza incredibile: “non è la madre la generatrice di quello che è chiamato suo figlio, ma la nutrice del germe in lei seminato, il generatore è colui che ha seminato”.

La legge non è uguale per tutti: da sempre pende di più dalla parte degli uomini. Ma il caso Clitemnestra  si presta anche a riflessioni giuridiche sulla natura del diritto, all’interno del quale devono poter trovare spazio sia gli aspetti razionali sia quelli emotivi, perché l’uomo è ragione e cuore, qualsiasi scissione non consentirebbe una lettura della realtà completa e soddisfacente.














Corso per genitori

Inizio Novembre 2016

Sostegno coppie di separati