Signori vi presento Tristezza!

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Felicità ad ogni costo! Questo è il mantra dell’attuale società che, intrisa di edonismo e materialismo, impone la perfezione a tutti i costi, anche nei sentimenti. Una società, la nostra, in cui bisogna difendere il diritto alla tristezza considerato appannaggio dei vinti e dei reietti.

Qualche giorno fa ho visto il film d’animazione “Inside out”, una sana pigrizia mi ha portato a scegliere la sala cinematografica di quartiere, quella più vicina alla mia abitazione, non volevo misurarmi con la giungla cittadina caotica e rumorosa. Visto l’orario di programmazione, unico spettacolo alle cinque del pomeriggio,  mi è balenato il sospetto che il film in questione fosse destinato al solo pubblico dei piccoli.

L’idea, ahimè, è stata supportata dalla domanda, accompagnata da tenerezza e stupore per le tre signore in vena di cartoons, postaci alla biglietteria: “Sapete vero cosa proiettiamo?” In effetti la sala era gremita di bambini di un’età compresa tra i tre ed i dieci anni, molti, in verità, hanno abbandonato prima che il film terminasse!

La trama piuttosto complessa e fantasiosa, ma realistica, propone la crescita ed i suoi processi, le paure, le sicurezze, il valore della famiglia come luogo dell’affetto e della condivisione e l’importanza di un bilanciamento tra tutte le emozioni piacevoli, quali la gioia e la felicità, e le spiacevoli come la tristezza ed il disgusto. Presenta le fasi di crisi con il passaggio alla maturità, racconta la scomparsa di certe emozioni sostituite inevitabilmente da altre più complesse e articolate. Parla di inconscio, di isole della personalità, di ricordi che scompaiono e deja vù. Insomma, Inside Out, in ultima analisi, parla agli adulti presentando il processo cognitivo dei piccoli.

La piccola Riley è felice finchè la famiglia non si trova davanti ad alcune importanti difficoltà, che cancellano la visione edulcorata della vita cedendo il posto alla Triste realtà, il mondo fiabesco del tutto bello e della felicità ad ogni costo abbandona la protagonista e le dà la possibilità di crescere soprattutto attraverso l’esperienza della sofferenza e del dolore. In definitiva, solo vivendo ed accettando la visione che l’esistenza non è tutta fiori e rose ed abbandonando il falso mito di un’età infantile in cui tutto è gioioso, bello e fiabesco si arriva alla maturità.
Insomma, nel dolore si cresce e si diventa GRANDI!

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